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Editoriale: Gli errori di sempre

È forte la delusione in tutti i tifosi della Lazio, per questa inattesa sconfitta contro la Spal. Forse le prestazioni fornite con Sampdoria e nel derby avevano illuso tutta la stampa italiana e non solo i tifosi biancocelesti. Ora al di là delle colpe dei singoli calciatori o dell’allenatore, a cui la maggioranza dei tifosi attribuisce la responsabilità della sconfitta, ci sono queste cadute ormai ricorrenti fin dalle due stagioni precedenti.

Sembra chiaro a tutti che la causa è dovuta alla mancanza di personalità da parte dei calciatori tra i quali, probabilmente, non ci sono dei veri leader in grado di capire i momenti di una partita riuscendo a compattare e far reagire la squadra, La squadra è formata sicuramente di ottimi calciatori e nell’undici titolare è in grado di giocarsela con tutti, ma non ha ricambi all’altezza se non in due o tre elementi.

Se la squadra gira, il gioco diventa bello da vedersi e produce molte occasioni da gol. Ma se nel corso della partita qualcosa non va nel verso giusto, non c’è nessuno in grado di prendere per mano i compagni. Tutte le più grandi squadre hanno avuto il loro tonfo clamoroso, ma la differenza la fa il numero delle volte che ciò accade, ed alla Lazio accade troppo spesso.

Lotito, mai come nel corso di questa estate, ha più volte sbandierato di voler portare la società biancoceleste tra le prime in Italia ed in Europa, tanto di mettere un premio scudetto già in questa stagione. Questo significa non avere il senso della realtà. Per arrivare a certi livelli ed a certi traguardi, la costruzione deve partire proprio dai programmi di investimento della società stessa.

Non basta comprare un titolare (Lazzari) ed alcuni calciatori tutti da scoprire. Servirebbero calciatori importanti e conosciuti ai più. Si dovrebbe partire da un aumento del tetto ingaggi, il quale garantirebbe la possibilità di trattenere i migliori e di poter aumentare il livello dei nuovi acquisti. Senza fare salti nel buio che nessuno chiede, ma attenendosi ai margini che il fair play finanziario concede, investire di più nella campagna acquisti.

Ciò significherebbe dare a Tare la possibilità di acquistare dei giocatori più forti accrescendo la qualità della rosa e rendendola più competitiva. Allora il margine tra le promesse fatte e le possibilità di raggiungerle, si accorcerebbe un po. Le grandi squadre si costruiscono formando una grande società alla quale manca sempre un centesimo per fare un euro.

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