fbpx

Sinisa Mihajlovic: quando un tesserino non fa il giornalista

“A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio” scriveva Oscar Wilde più di un secolo fa e mai citazione fu più appropriata per descrivere la caduta di stile di un “collega” di Fanpage, che ieri ha scritto un pezzo a metà tra la follia e la totale mancanza di sensibilità emulando, in parte, quanto fatto precedentemente da Ivan Zazzaroni. 

Sinisa Mihajlovic è tornato in panchina domenica, in occasione della prima gara di campionato del suo Bologna, visibilmente provato dalla malattia e dalla cura alla quale si sta sottoponendo da ormai 40 giorni. Lo ha fatto come fosse – e forse lo era – la cosa più normale del mondo. Non voleva dimostrare nulla a nessuno e non ha chiesto di essere trattato nè da vittima nè da eroe. In quel momento, era semplicemente l’allenatore che guidava la sua squadra. Una delle immagini più forti e commoventi della prima giornata della Serie A. Un’immagine che doveva restare lì,  come esempio di forza e carattere a cui, il grande uomo che è Sinisa ci ha abituati nell’arco della sua carriera. 

Nulla di nuovo, dunque, se non per l’ennesima nota stonata. Un qualcosa che, come scritto in apertura, poteva e doveva essere relegata ad un post sui social o a chiacchiere da bar, risultando comunque inopportuno in egual misura. In sintesi, nel pezzo scritto per Fanpage – clicca qui per leggere  viene tirato in ballo l’orientamento politico di Mihajlovic, asserendo letteralmente di “non poter empatizzare con Sinisa Mihajlovic – e di conseguenza con la sua malattia – perchè la sua idea politica non gli è mai andata a genio”.  L’accusa che viene mossa all’attuale tecnico del Bologna, addirittura riportando un vecchio editoriale di Adriano Sofri, è quella di “abusare del suo ruolo sportivo per esaltare le sue opinioni” arrivando a citare la tigre Arkan (e tirando in ballo nuovamente la tifoseria laziale tanto per fare una cosa originale).  

Ammette, in apertura e chiusura di articolo, che non vuole accodarsi al “carrozzone della solidarietà” e che vuole essere una voce fuori dal coro, affermando di essere pronto a prendersi la responsabilità delle sue parole. 

Peccato, però, che le sue parole non offendano nessuno perchè nessuno ne sentiva il bisogno. Sicuramente non offendono Sinisa Mihajlovic che, oltre ad aver cose più serie di cui occuparsi, non avrebbe altra reazione se non quella di ignorare tali dichiarazioni. Non offende la sua famiglia, nè i tanti che sono saliti sul “carrozzone della solidarietà”, citando le sue parole. 

Offende, semmai, il significato del gesto stesso del volersi mostrare in panchina, figlio non di esibizionismo ma di pura passione per il suo lavoro. Nadia Toffa, recentemente scomparsa, è stata un grande esempio in questo senso, ma forse le sue idee politiche collimavano con quelle del giornalista. Perchè va bene dire di non santificarlo; tutto sommato, non è il solo a combattere battaglie come questa, ma è ben diverso dal dire, tra le righe, “puoi anche morire, tanto sei amico dei criminali nazionalisti”. 

Un tesserino non fa un giornalista. Non è una questione di empatia, ma di sensibilità umana ed etica professionale. Virtù che, al contrario del tesserino, non si acquisiscono con gli articoli sul giornale. 

 

Micaela Monterosso

Social Media Manager appassionata di calcio, musica e scrittura. Cresciuta con il mito di Beppe Signori e Sinisa Mihajlovic all'ombra dell'Alberone, fino a quando non è crollato. Oggi vivo in Valdichiana, senza miti e con tanti alberi.

Micaela Monterosso ha 337 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Micaela Monterosso