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Il Messaggero | Morte Diabolik: la ricostruzione dell’agguato

Iniziano a trapelare maggiori dettagli sull’agguato di cui è rimasto vittima Fabrizio Piscitelli, noto capo ultras della Curva Nord. Secondo quanto riportato dal Messaggero, ad ucciderlo sarebbe stata una vera e propria esecuzione. Stando alla ricostruzione, Diabolik si è recato al Parco degli Acquedotti a Cinecittà accompagnato dal suo autista, non avendo più la patente a seguito del ritiro. Conosceva bene quella zona perchè era nato e cresciuto lì, prima di trasferirsi nella sua villa di Grottaferrata. Era lì perchè attirato ad un appuntamento quando intorno alle 19.00 un uomo in tenuta da runner (a quell’ora, solitamente il parco è molto frequentato da sportivi), con il volto coperto da un foulard ed un caschetto, si è avvicinato alle spalle e gli ha sparato un colpo calibro 765 a bruciapelo che gli ha trafitto l’orecchio sinistro. Diabolik è caduto a terra ed è morto sul colpo.

Alcuni testimoni presenti al momento dell’agguato raccontano di aver visto fuggire un uomo con una maglietta verde verso Via Tito Labieno, altri dichiarano di aver confuso lo sparo con un petardo (probabilmente il colpo è stato silenziato). Sull’omicidio indaga la Squadra Mobile capitolina diretta da Luigi Silipo e ad affiancare la Procura ci sono anche i magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Attualmente Diabolik era sottoposto a Daspo con obbligo di firma durante le partite della Lazio. A maggio una bomba carta aveva danneggiato la sede degli Irriducibili in via Amulio, sempre zona Tuscolana.

Gli inquirenti, però,  hanno pochi dubbi: la modalità dell’esecuzione è da attribuire ad un regolamento di conti e non al mondo del calcio, di cui Piscitelli era un leader di spicco. Chi ha agito era un professionista. L’arma con cui ha sparato è molto piccola e facilmente occultabile. Gli investigatori stanno ascoltando i testimoni e acquisendo le immagini delle telecamere della zona. Nel parco non c’è un sistema di video sorveglianza, ma dai palazzi di via Lemonia che affacciano sul parco, le telecamere potrebbero aver ripreso la fuga del killer.

Micaela Monterosso

Social Media Manager appassionata di calcio, musica e scrittura. Cresciuta con il mito di Beppe Signori e Sinisa Mihajlovic all'ombra dell'Alberone, fino a quando non è crollato. Oggi vivo in Valdichiana, senza miti e con tanti alberi.

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