Lazio dalla A alla Z: l’alfabeto della stagione biancoceleste

Titoli di coda. Con l’ultima giornata, disputatasi tra sabato e domenica, la Serie A è andata definitivamente in archivio. Come sempre accade in questo caso, è tempo di bilanci e di giudizi. La Lazio ha chiuso ottava in campionato, ma è arrivato anche il trionfo in Coppa Italia. La stagione dei biancocelesti merita però un’analisi ben più dettagliata… in ordine alfabetico.

A COME ACERBI – Arrivato in sordina e tra i mugugni e le chiacchiere di molti, l’ex difensore del Sassuolo ha zittito i più scettici, raccogliendo l’eredità di de Vrij e trasformandola in uno stimolo in più. Si è preso sulle spalle un reparto difensivo zoppicante, garantendo esperienza, personalità e continuità. Giocatore vero e pilastro da cui ripartire.

B COME BADELJ E BERISHA – Il croato e il kosovaro sono due dei grandi assenti di questa stagione. Il primo non è riuscito a integrarsi e ambientarsi, o, molto semplicemente, non è riuscito a fare breccia nel cuore di Simone Inzaghi. Il secondo è stato alle prese con continui e, a tratti inspiegati e inspiegabili, problemi fisici. I due diventano il simbolo di un mercato estivo, che alla prova del campo, non può non essere bocciato.

C COME CHAMPIONS – Perché ancora una volta il traguardo della massima competizione europea in casa biancoceleste rimane chimera. Le tre partite contro Spal, Sassuolo e Chievo gridano vendetta. La realtà è però che la Lazio quest’anno non è mai parsa all’altezza del grande obiettivo. A mancare è stata infatti la continuità.

D COME DERBY – La vittoria per 3-0 contro la Roma è stata una delle notti più belle e più magiche di questa stagione. Un successo netto, mai in discussione e frutto di una partita dir poco perfetta dal punto di vista tattico e mentale. A rendere il tutto ancora più bello i gol di due eroi inattesi: Caicedo e Cataldi.

E COME EFFETTO COPPA – Il trionfo in Coppa Italia salva la stagione. Perché un trofeo resta sempre e comunque un trofeo, ma la notte del 15 maggio aiuta anche a rendere meno amaro un campionato fatto di alti e bassi. Ovviamente, niente da sminuire. Il 2-0 con l’Atalanta resterà nei ricordi di tutti i tifosi biancocelesti. Si può senza alcun dubbio parlare di effetto Coppa.

F COME FUTURO – Da costruire, da ideare e da decidere, a partire da quello dell’allenatore Simone Inzaghi. In casa Lazio ora è tempo di pensare al futuro. Perché chiusa una pagina se ne apre sempre e comunque un’altra. E l’obiettivo è fare in modo che sia migliore di quella precedente.

G COME GOL – 89 a 56. Questo è il confronto tra i gol fatti lo scorso anno e quelli realizzati in questa stagione. I numeri non sempre spiegano tutto, ma molto spesso aiutano a capire e analizzare. La sterilità offensiva e la poca lucidità sotto porta sono state caratteristiche che gli uomini di Inzaghi hanno messo in evidenza in molte partite di questo campionato. Un qualcosa che ha pesato e non poco.

H COME… GIRONE H – La Lazio in quest’edizione dell’Europa League è sta inserita nel girone H. Un gruppo chiuso al secondo posto dietro l’Eintracht semifinalista, ma nel complesso un’avventura europea deludente. L’eliminazione ai sedicesimi con il Siviglia è infatti un qualcosa che ancora brucia. E non è stata solo una questione di troppi infortuni…

I COME IMMOBILE – Rivedere la lettere G. La difficoltà in zona gol della Lazio di questa stagione può essere spiegata dall’annata non brillantissima di Immobile. Il buon Ciro ci ha messo impegno, voglia e determinazione, ma a volte è apparso spaesato e fuori condizione. Sbagliato gettargli la croce addosso. Giusto però analizzare se si è sbagliato qualcosa. Anche perché l’attaccante biancoceleste resta comunque una delle poche certezze da cui ripartire.

J COME JOLLY – Le partite le decidono i cambi. Tante volte si sente dire queste frase. E tante volte Simone Inzaghi in questa stagione non ha mai potuto trovare in panchina quell’uomo in grado di cambiare le sorti del match. In altre parole si potrebbe dire coperta corta. Per restare in tema alfabetico, si può dire che in casa Lazio ha pesato l’assenza di un vero e proprio jolly.

K COME KEVIN – Sarà forse provinciale e campanilistico, ma una delle cose più belle della stagione dei capitolini è stata la doppia vittoria con il Marsiglia di Kevin Strootman e Rudi Garcia, costata l’eliminazione ai francesi. Una piccola rivincita dal sapore fortemente stracittadino.

L COME LUKAKU E LEIVA – Due facce di una stessa medaglia. Il belga in questa stagione ha recitato il ruolo del desaparecido, con tanto di giallo di mercato e con un trasferimento al Newcastle saltato per motivi ancora poco chiari. Dall’assist a Murgia alla foto al Mcdonald’s: un qualcosa che fa capire che forse, prima del giocatore, andrebbe recuperato il ragazzo. E chissà che un esempio per lui non possa il brasiliano ex Liverpool. Dedizione, personalità e quel tocco di cattiveria che non guasta mai. Il buon Lucas è un vero e proprio modello da imitare. Insomma, si potrebbe dire Jordan non aver paura…

M COME MILANO – Vincere a Milano per tre volte in una sola stagione non è una cosa che capita tutti gli anni. Tre tappe che probabilmente hanno rappresentato il punto più alto di quanto fatto dalla squadra di Inzaghi in questi ultimi mesi. Anche perché è lì che è stato costruito il trionfo in Coppa Italia.

N COME 99′ – Lazio-Sampdoria è stata senza alcun dubbio una delle partite più pazze di questo campionato. Una rimonta che sembrava compiuta dopo il rigore segnato al 97′ da Ciro Immobile. Poi però il colpo di scorpione di Saponara permette ai blucerchiati di acciuffare il pari. L’immagine più chiara di ciò che è mancato ai biancocelesti in questa stagione: la testa.

O COME ORGOGLIO – Il supporto del popolo laziale non è invece mai mancato. Basti pensare all’esodo per la semifinale di Coppa Italia contro il Milan e al calore il giorno della finale. Nonostante tutto essere tifosi della Lazio resta un motivo di grande orgoglio.

P COME PALI – Errato cercare alibi e scuse, ma quest’anno anche la componente sfortuna ha avuto un ruolo importante. A dimostrarlo sono i ben 13 pali colpiti dai biancocelesti, di cui 9 da Ciro Immobile Una sorta di autentica maledizione.

Q COME QUESTIONE DI MENTALITÀ – Come già detto, la Lazio quest’anno è mancata negli attimi decisivi, in quei momenti che avrebbero permesso di fare il definitivo e tanto agognato salto di qualità Insomma, non c’è stata quella voglia e quella capacità di alzare l’asticella. È tutta una questione di mentalità?

R COME RIMPIANTI – Ottavo posto in classifica, tante occasioni perse e quota Champions a 69: no, questo non può non essere il campionato dei rimpianti. Forse sarebbe bastato davvero qualcosina in più…

S COME SERGEJ – Complicato descrivere la stagione di Milinkovic. Il serbo ha senza alcun dubbio deluso le aspettative, ma quel perentorio colpo di testa con cui ha dato il là al trionfo in Coppa Italia rende tutto più dolce. Il suo futuro è difficile da immaginare. Sergej ha però dimostrare di non essere una meteora. La stoffa c’è.

T COME TUCU – Correa è stato, assieme ad Acerbi, l’unico acquisto azzeccato in casa Lazio. Talento, rapidità, dribbling e fantasia: l’argentino ha tutto per essere il trascinatore. Forse servirebbe un po’ di lucidità in più in zona gol. Ma la perla del 15 maggio fa capire che forse la svolta è arrivata. Strepitosamente Tucu.

U COME UMILTÀ – L’umiltà dimostrata da Felipe Caicedo è una delle immagini più belle di quest’annata. Non era facile ripartire dopo tante critiche e con attorno tanto scetticismo. Eppure l’ecuadoregno ha risposto sul campo, diventando un’arma importante per Simone Inzaghi. Trasformare i fischi in applausi si può. Basta volerlo. Basta meritarlo.

V COME VIC7ORY – #Vic7ory è stato l’hashtag che ha spopolato dopo la vittoria in Coppa Italia. La Lazio ha messo in bacheca la settima Coppa Italia. Una vittoria impossibile da dimenticare. Anzi, una vi77oria.

W COME WALLACE – Il brasiliano è stata una delle note più dolenti. La sua prestazione con l’Atalanta è l’immagine dei suoi limiti. Eppure in alcune partite non ha sfigurato, ma la sua avventura nella Capitale sembra essere giunta ai titoli di coda.

X… SEGNO X – Il pareggio è un qualcosa che ha segnato l’andamento dei capitolini. Il segno X infatti ha tardato ad arrivare, facendosi vedere nel percorso di Lulic e compagni soltanto l’11 novembre contro il Sassuolo. Da lì in poi altri tre pareggi, che hanno dato il via alla crisi di dicembre, culminata con il ritiro in quel di Formello. Insomma, il rapporto è tutt’altro che idilliaco.

Y COME YES –Yes, yes, yes“. Gran parte del popolo laziale spera che sia questa la risposta che, alla fine, Simone Inzaghi darà a Claudio Lotito. Perché, al di là di difetti e piccoli errori, i risultati sono comunque dalla sua parte. Due trofei in tre anni non sono infatti roba da tutti. Amore, passione viscerale, carattere e ultimo baluardo di una lazialità che troppo spesso sembra mancare: i motivi per continuare con il tecnico piacentino sono davvero tanti. Confermare per ripartire: sarà questo il mantra della prossima stagione biancoceleste?

Z COME ZERO – Zero come i trofei vinti dalla Roma negli ultimi 11 anni. Perché quando si vede tutto nero ricordarsi che c’è chi sta sempre peggio strappa un piccolo sorriso.

Gianpiero Farina

Sardo d'origine, romano d'adozione. Il giornalismo, soprattutto sportivo, e la Lazio le mie più grandi passioni. Cresciuto tra il mare e il mito di Juan Sebastian Veron, ho deciso di trasferirmi nella Capitale per provare a trasformare i miei sogni in realtà.

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