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Ranieri da “Sir” a “Sor”

Di Augusto Sciscione

“A me non interessa, a queste cose deve pensarci la Lega, io penso a giocare ed allenare e sono stato sempre leale” questa la risposta di Claudio Ranieri nella conferenza stampa prima di Genoa – Roma alla domanda con cui un giornalista che, ricordando quanto accaduto in un Lazio – Inter del 2010, gli chiedeva se la Lazio potrebbe “scansarsi” nella gara contro l’Atalanta per favorire i bergamaschi a scapito dei giallorossi nella corsa al quarto posto. Di certo nella mente dell’allenatore giallorosso ancora brucia quel campionato perso al fotofinish con la sua Roma che si sgretolò sotto i colpi di Pazzini nella gara decisiva persa contro la Sampdoria all’Olimpico. Quando poi a tre giornate dalla fine i sempre ottimisti giallorossi assistettero alla vittoria della squadra di Mourinho, al cospetto della Lazio di Reja che navigava al quart’ultimo posto della serie A, si alzarono polveroni infiniti sulla liceità di quella gara. Dalle parole di Ranieri sembra che quei polveroni ancora inebriano la sua “vis pugnandi” e che dietro quell’aria ripulita da Sir inglese si nasconda pur sempre un testaccino verace. Ranieri sembra ignorare che di strano in quella gara ci fu solo l’atteggiamento dei tifosi biancocelesti che sfiniti dall’agonia di una stagione nefasta per la Lazio risposero in maniera “ironica” a quella sana e genuina “goliardia” di capitan Totti che aveva augurato la retrocessione della Lazio facendo il gesto con i pollici verso il basso al termine della stracittadina giocata poche settimane prima. Rimane il fatto che quello striscione che recitava “OH NOOO” non è stato ancora digerito da coloro che continuano ad alimentare dubbi ed ombre su un insucesso dovuto unicamente alle proprie carenze. Strano però che pur avendo a diposizione ogni giorno Kolarov che giocò quella gara tra le fila biancocelesti non sia mai uscita fuori alcuna indiscrezione su come la Lazio lasciò vincere la squadra che di li a poco avrebbe realizzato solamente il “triplete”. Ranieri per caso ci vuole raccontare che quella Lazio aveva possibilità di fermare la corsa dell’Inter anche a fronte del pareggio dell’Atalanta avvenuto nel pomeriggio che di fatto le aveva spianato la strada verso la salvezza. Il Grande Ufficiale dell’Ordine emerito della Repubblica, onoreficenza ottenuta da Ranieri nel 2016 dopo la Premier vinta con i Leicester, ci vuole dire che Reja non fecè di tutto per ribaltare il pronostico della gara inserendo a partita in corso niente meno che Scaloni, Hitzlsperger e Foggia mentre Mourinho era costretto ad attingere a degli illustri sconosciuti come Cordoba, Muntari e Milito. Vista la tanto sbandierata lealtà sembra opportuno che Ranieri chiarisca meglio le sue parole precisando i nomi di chi in quella circostanza non si comportò in maniera leale se ne è a conoscenza in caso contrario è lecito pensare che è bastato poco più di un mese per trasformare quello che in Inghilterra chiamavano “Sir Claudio”, in “Sor Claudio” da Testaccio, da sempre romanista e, pertanto, rosicone. Sembra proprio che nove anni dopo si sia capovolta la situazione di quell’annata con Ranieri che “si sta attaccando al fumo della pipa” che “fa godere come ricci” i tifosi biancocelesti per uno scudetto perso sul campo, ma mai dimenticato da un ambiente sempre più “fustrato”, come ha precisato il suo ex Diretto Sportivo Monchi, dalla decennale mancanza di vittorie.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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