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Lazio, Acerbi tra ‘I Signori della Serie A’: “Dopo la malattia non voglio rimpianti” E sulla Lazio…

Il difensore biancoceleste Francesco Acerbi si racconta ai microfoni di Sky Sport, all’interno dello speciale ‘I Signori della Serie A’ nella puntata dedicata a lui.

Ace ripercorre la sua carriera, partendo dagli esordi con il Chievo, il ‘sogno’ Milan, la malattia, il rientro con il Sassuolo e l’esperienza con la Lazio. Queste le sue parole:

ESORDIO E MILAN- “Nasco portiere, poi da attaccante ho segnato tanto. Ho fatto anche il terzino. Il mio esordio in Serie A è stato con il Chievo, è stato emozionante. Il mio sogno era il Milan, vedevo le immagini di San Siro e mi dicevo che era il mio stadio. Quando finalmente ci sono arrivato, ho messo la 13 ma non sentivo il peso. Non avevo stimoli né motivazione, è brutto da dire ma è stato così. Non ho mai smesso di impegnarmi ma era come se mi fossi seduto. Dell’esordio in Champions ho un bel ricordo, ho anche giocato bene ma abbiamo perso 3-0 contro il Malaga. Sicuramente, gli insegnamenti più belli che mi porto dietro, sono quelli di Ambrosini.”

LA MALATTIA- “Quando mi hanno dato la notizia del primo tumore ero al Sassuolo, l’ho scoperto durante una visita medica di routine. Un po’ di apprensione c’è, perchè si parla comunque di un tumore. In poco tempo però mi sono tranquillizzato perchè ho ricevuto molte rassicurazioni sull’intervento che sarebbe stato risolutivo. Sono stato fortunato, lo dico sempre, e da quel momento è cambiato completamente il mio modo di pensare e di agire. Molte persone mi vedono in maniera diversa dopo la malattia, mi fanno i complimenti, dicono che sono migliorato sia come uomo che come giocatore e mi rende orgoglioso, ripeto, sono stato fortunato. Ricordo che ogni giorno cresceva la voglia di correre e di tornare in campo.

SASSUOLO- “Con il Sassuolo c’era in ballo il campionato, era la mia occasione, mi sono rimboccato le maniche e sono tornato a giocare. Il Sassuolo ha una grande proprietà, pochi tifosi ma sono tutte brave persone. Non è sempre facile trovare le motivazioni, non c’è una grande pressione neanche quando le cose vanno male. Resto dell’idea che quando giochi a pallone la motivazione devi dartela da solo. Con il Sassuolo ho fatto tutto: c’è stata la malattia, poi sono tornato ed abbiamo fatto bene. Il 3-0 contro l’Atletico in Europa è stata la partita più bella. Il 7-0 contro l’Inter la partita peggiore. Di Francesco è un ottimo tecnico, sa far giocare le squadre.”

NAZIONALE- “Il mio esordio è arrivato nel 2014, mi chiamò Conte. Ricordo ancora le sue parole: “Non ti chiamo per quello che hai avuto ma perchè te lo meriti”, è stato importante per me. Mancini convoca molti giovani di qualità, ma non devono montarsi la testa e restare con i piedi per terra. Se Mancini mi chiama, mi farò trovare pronto. Rispetto sempre le sue decisioni.”

LAZIO- “Roma è una città bellissima. Non volevo restare al Sassuolo, non perchè stessi male ma perchè era finito un ciclo. Quando ti chiama la Lazio non puoi dire di no. Inzaghi mi ha voluto fortemente ed io gli avevo promesso che sarei andato. Con lui ho un rapporto di grande rispetto, sono molto sereno perchè so quello che ho fatto e quello che posso dare. Quando arrivi in una piazza e sai che hai superato una malattia e che darai tutto dentro e fuori dal campo, è difficile che tu possa far male. I miei compagni hanno grandissima qualità. Per me sono i più forti di tutti: sanno giocare a pallone, hanno un ottima qualità nel fraseggio. Abbiamo giocatori di grande qualità, ci sono dei momenti alti e bassi, manca sempre quel puntino per fare il salto di qualità ed è un peccato, vista la qualità dei miei compagni. Però è bello stare qui, perchè si gioca davvero a pallone. Ciro è un grandissimo attaccante, l’anno scorso ha segnato più di 40 gol, solo Messi e Ronaldo si ripetono… è un grande amico e compagno, ci aiuta tantissimo. Se non fa gol, lo farà alla prossima. Questa squadra è da Champions, per quello che abbiamo dimostrato, però manca ancora qualcosina. Bisogna pensare positivo alla fine dell’anno. Abbiamo ancora la possibilità di fare bene e di andare in Champions, c’è la finale di Coppa Italia, arriverà chi è più lucido. Il Sassuolo deve servire da lezione. Puoi vincere con la testa, sono convinto che faremo un grande finale di stagione.”

TIFOSI- “Vedere la gioia nei loro occhi è fantastico, riempie di orgoglio. I nostri tifosi meritano tutto, è una piazza esigente ma che ci sta molto vicino. Nella mia esperienza cerco di trasmettere valori umani. Non serve la fascia di capitano per essere un leader, anche chi non gioca deve esserlo. Non mi aspetto nulla dal calcio ma mi aspetto moltissimo da me stesso. Dopo la malattia non voglio avere rimpianti. Vorrei essere ricordato come uomo. Il calciatore finisce… l’uomo resta.”

Micaela Monterosso

Social Media Manager appassionata di calcio, musica e scrittura. Cresciuta con il mito di Beppe Signori e Sinisa Mihajlovic all'ombra dell'Alberone, fino a quando non è crollato. Oggi vivo in Valdichiana, senza miti e con tanti alberi.

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