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Esclusiva, Gabriele Paparelli: “I miei 40 anni senza papà. Quei cori fanno male ma i laziali sono la mia famiglia”

Nel giorno del suo compleanno, molti tifosi biancocelesti hanno ricordato Vincenzo Paparelli, morto quel maledetto 28 ottobre di 40 anni fa e che oggi avrebbe compiuto 73 anni. Difficile scrivere qualcosa che non sia già stato detto, negli anni. La sua morte è rimasta nella storia come una delle pagine più brutte del mondo del calcio, in particolare del mondo Lazio.

La redazione di NoiBiancocelesti ha contattato in esclusiva suo figlio Gabriele, che ci ha concesso una lunga chiacchierata spaziando dalla sua vita senza il padre, passando per le vessazioni che ha dovuto subire da tutta la vita, concludendo poi con una disamina sul momento della Lazio.

Oggi sarebbe stato il compleanno di Vincenzo, quest’anno saranno 40 anni da quella tragica domenica. Che ricordo hai di tuo padre?

Papà era un uomo semplice, come tutti. Lavoratore e devoto alla famiglia. Era un tifoso sfegatato della Lazio, grande amante di Re Cecconi e Chinaglia, non si perdeva una partita. Pensa che quella domenica non doveva neanche essere allo stadio perchè era brutto tempo. Poi, una volta uscito il sole, ha detto ‘Io senza la Lazio non ci posso stare’ ed è partito per lo stadio. La sua unica colpa era quella di amare la Lazio. Il resto è storia, ho dedicato la mia vita parlando di lui e non c’è un episodio che non abbia già raccontato.”

Come hai vissuto questi 40 anni senza di lui e come vivi questa giornata?

“Sicuramente non li ho vissuti benissimo. Sono cresciuto senza un papà da quando avevo 8 anni e già questa sarebbe di per se una cosa brutta per qualsiasi bambino. Alla tragedia della perdita, come si sa  benissimo, abbiamo dovuto aggiungere insulti, cori ogni maledetta domenica dai tifosi presenti sull’altra sponda purtroppo. Sui social spesso lo faccio presente, con un certo disgusto, purtroppo a distanza di 40 anni ancora continuano a scrivere cose così stupide a cui io vorrei rispondere semplicemente dicendo di smetterla e di lasciare riposare in pace mio padre. Ormai tutti dovrebbero sapere chi era Vincenzo Paparelli e non è giusto continuare ad infangarne la memoria.”

Ci sono però tanti tifosi laziali che ti dimostrano il loro affetto. Come vivi il tuo rapporto con i tifosi biancocelesti?

“Devo ammettere che, come rovescio della medaglia, ho un popolo intero che mi sostiene, mi incoraggia e mi dà forza. Questa mattina ho postato un messaggio di auguri per mio padre ed ho ricevuto più di 3.000 messaggi. Nonostante la ferita sia ancora aperta, mi incoraggia vedere così tanta gente che mi mostra così tanto affetto dopo tutti questi anni. Sono la mia seconda famiglia. Non c’è un anno che non viene ricordato mio papà, i tifosi ancora oggi quando mi conoscono piangono con me. Un ragazzo oggi mi ha scritto ‘Vincenzo è il papà di tutti’ e questo mi ha commosso.”

Parlando del tema caldo di questi giorni, ovvero i cori razzisti nei confronti di alcuni giocatori, hai anche tu l’impressione che venga applicata la regola del ‘due pesi, due misure’? 

“Effettivamente è un’assurdità pensare di paragonare una vita umana ad un atto di razzismo, che va comunque condannato. Nel caso ultimo di Kessiè e Bakayoko non ne farei una questione di pelle. Il gesto che hanno fatto con la maglia di Acerbi, li ha messi in una posizione tale che avrebbero preso fischi anche se si fossero chiamati ‘Mario Rossi’. I giornalisti riescono a mettere in secondo piano le vite umane rispetto ad altri fattori, gravi ma meno rilevanti: io sono cresciuto allo stadio tra cori e vessazioni eppure non si è mai indignato nessuno… al contrario, spesso è stata fatta passare per goliardia, quando di goliardico, nella morte di mio padre, non c’è niente. Non riesco a comprendere come si possa dare importanza a determinate cose e ad altre no. Se guardiamo in casa nostra, il tifoso laziale non può fare nulla. Dovrebbe andare allo stadio seduto, buono e fermo perché appena si muove va a finire su tutti i giornali, quando poi dall’altro lato inneggiano alla morte di mio padre e viene fatta passare per ‘goliardia’…”

Torniamo al campionato, che impressione hai riguardo alla stagione dei biancocelesti?

“Sono un po’ amareggiato, perchè potevamo fare molto di più. Ci rilassiamo quando non è il momento, ogni volta che dobbiamo chiudere la pratica, succede sempre qualcosa. Non so sia dovuto al fatto che non siamo strutturati per giocare a certi livelli oppure perchè siamo sfortunati. Non riesco a capire perchè quest’anno ce la siamo un po’ cercata, è tutta colpa nostra se non siamo dove dovremmo essere. Gli errori che abbiamo fatto sono imperdonabili, soprattutto riferito al Sassuolo, Chievo e Spal, quelle erano partite che andavano vinte, ci siamo mangiati dei punti fondamentali. D’altro canto, abbiamo raggiunto un’altra finale, quindi è difficile dare un’opinione sulla stagione.”

Dalle parole del presidente Lotito di questa mattina, sembra che Inzaghi non sia in discussione, pensi che sia anche sua la colpa della stagione dei biancocelesti?

“Simone non ha colpe. Io sono un suo sostenitore. Già vedere un allenatore che esulta come lui per me è inattaccabile. La Lazio la fa giocare bene, sono i giocatori che spesso non si esprimono come dovrebbero. Uno su tutti Milinkovic contro il Chievo: quello che si è visto non è neppure da terza categoria. Più che l’allenatore, è la testa dei giocatori che deve cambiare…Champions? Purtroppo non ci credo più, con le squadre che abbiamo davanti, se avessimo giocato come sappiamo, saremmo sopra a tutti. Ora non ci credo più. Non credo sia in discussione l’Europa League, ma la Champions la vedo molto difficile…”

Andrai allo stadio, prima della fine della stagione?

“Penso proprio di sì, ho mia figlia che preme per andare a vedere la Lazio. C’eravamo contro il Chievo, abbiamo perso e c’è rimasta male… Ci vuole tornare e credo proprio che ce la riporterò”

Micaela Monterosso

Social Media Manager appassionata di calcio, musica e scrittura. Cresciuta con il mito di Beppe Signori e Sinisa Mihajlovic all'ombra dell'Alberone, fino a quando non è crollato. Oggi vivo in Valdichiana, senza miti e con tanti alberi.

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