Caicedo e Romulo: da comparse a protagonisti della rinascita biancoceleste

La Lazio espugna Marassi e si riavvicina al quarto posto, in un finale di stagione che è tutt’altro che scontato. Tanti cambi nella formazione di Inzaghi, viste le assenze di Radu, Milinkovic e Luis Alberto su tutte. Nonostante i tanti titolari fuori e la sfortuna di Ciro Immobile (la traversa sta ancora tremando), a trascinare la Lazio alla vittoria ci ha pensato un inarrestabile Felipe Caicedo con una doppietta che ha il sapore del riscatto.

Se quella di Inzaghi è una favola biancoceleste, la sua è più una parabola. Quella dei talenti, probabilmente. Non ne ha molti, ma ha saputo coltivarli ed aspettare il momento giusto per tirarli fuori e trascinare i suoi compagni fuori dalla crisi. Se oggi si è riaccesa la speranza europea, lo si deve principalmente a lui ed alle sue prestazioni nelle ultime gare. Le due reti di oggi sono il simbolo di un giocatore che non ha mollato alla prima difficoltà, neanche alla seconda o alla terza… è sempre lì. A disposizione del mister che ha creduto in lui dal primo momento, come ribadito anche in conferenza stampa. Non sarà forte come Ciro, ma nel momento del bisogno si fa sempre trovare pronto a dare il suo contributo alla squadra.

A fargli compagnia c’è Romulo, arrivato in sordina a gennaio e destinato – sembrava – alla panchina. In pochi mesi (e poche presenze) ha convinto tutti: da Inzaghi ai tifosi, passando per la società che sembra dare per scontato il suo riscatto a fine stagione. Oggi in campo ha dato tutto, come ha sempre fatto quando ne ha avuto occasione, nonostante i fischi e gli insulti che gli sono piombati addosso dai tifosi doriani – dovuti semplicemente al suo essere un ex genoano –  a cui ha risposto con il sorriso, la calma e l’umiltà che lo contraddistinguono. Ascoltare le sue parole dopo la gara è una ventata d’aria fresca, confrontandole con le polemiche social e non dei suoi colleghi: “Non serve insultare, è un gioco… Non c’è bisogno di arrabbiarsi…” e lo dice, come sempre, sorridendo.

Continua a sorridere quando, in mixed zone, gli fanno notare che i tifosi chiedono a gran voce il suo rinnovo, che li ha conquistati e vorrebbero che restasse in biancoceleste anche la prossima stagione. Quasi come se fosse imbarazzato dall’ondata di affetto che lo ha travolto in pochi mesi. Quello stesso affetto che ha ritrovato Caicedo, che dopo il gol corre fin sotto il settore occupato dai biancocelesti, solo per dedicare un cuore ai suoi tifosi. L’ecuadoriano, come Romulo, sono l’esempio dell’umiltà e dell’abnegazione, come ce ne sono pochi nel calcio moderno. Non saranno fuoriclasse, vero, ma lavorano per il gruppo, danno tutto quello che possono per raggiungere l’obiettivo, come si dovrebbe fare in una squadra.

Se dovessimo scegliere un simbolo per questo finale di stagione, sarebbe sicuramente da ricercare tra i gol di Felipe ed il sorriso di Romulo, a dimostrazione che spesso sono ‘le alternative’ a fare la differenza in campo.

Micaela Monterosso

Social Media Manager appassionata di calcio, musica e scrittura. Cresciuta con il mito di Beppe Signori e Sinisa Mihajlovic all'ombra dell'Alberone, fino a quando non è crollato. Oggi vivo in Valdichiana, senza miti e con tanti alberi.

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