Supercoppa: “Quando il denaro conta più dei diritti umani”

di Augusto Sciscione

Il pasticcio all’italiana comincia quando vengono diramate modalità di acquisto dei biglietti della Supercoppa Italiana tra Juventus e Milan che si giocherà il 16 gennaio a Jeddah (Arabia Saudita). Per la prima volta in una competizione ufficiale organizzata dalla Lega Calcio infatti non sarebbe stato concesso l’accesso alle donne allo stadio se non accompagnate da un uomo. Un polverone di polemiche che sembrava placarsi quando è arrivato il comunicato stampa del Presidente della Lega Calcio Miccichè che in una nota precisa come “La Supercoppa sarà ricordata come la prima competizione sportiva a cui potranno assistere le donne saudite da sole senza accompagnatore”Un primo dietro front faceva pensare ad un allarme rientrato, ma leggendo più attentamente il comunicato è emerso come le donne che non saranno accompagnate potranno sedersi unicamente in un settore dello stadio a loro assegnato e posto nella parte più alta dell’impianto di gioco, mentre i posti migliori più vicini al campo sono accessibili esclusivamente ai soli uomini. A peggiorare la situazione è stata, infine, la precisazione che ha chiarito come la scelta di disputare una finale in uno stato con leggi, usi e costumi diversi da quelli italiani è stata dettata da ragioni economiche, oltre 20 milioni di euro in cinque anni per la precisione. Per farla breve si deve giocare in Arabia perchè hanno pagato tanti soldi e per salvare la faccia si è ottenuto che le donne possano entrare allo stadio prive di accompagnatore, solo in un settore specifico a loro dedicato. Insomma la Lega Calcio ha creato un polverone di polemiche e quando ha provato a rimediare non ha fatto altro che peggiorare la situazione. Che i soldi siano il motore dell’azienda calcio lo abbiamo capito da tempo, ma mai avremmo pensato che avrebbero potuto comprare i principi della Costituzione italiana, i diritti fondamentali dell’uomo e l’onore e la rispettabilità di un intero movimento sportivo. Bisognerebbe ricordare ai massimi dirigenti della Lega che nella tredicesima giornata quel baffo rosso sul viso dei calciatori significava“No alla violenza sulle donne” e che la campagna di sensibilizzazione contro una piaga della nostra società non finisce al termine delle gare, ma dovrebbe portarsi avanti tutti i giorni ed in ogni manifestazione. Il valore di certe campagne dovrebbe considerarsi recepito quando questo viene prima degli interessi meramente economici, invece l’idea che tutti si sono fatti è che l’industria calcio è sempre in vendita. Ancor più grave è stato far passare come vittoria la storica concessione del paese saudita di aprire un settore alle sole donne non accompagnate. Siamo di fronte ad un comportamento discriminatorio grave ed inaccettabile paragonabile a quando nel 1600 veniva cucita sui vestiti delle donne ree di adulterio una A di colore rosso, la così detta lettera scarlatta. Ora non rimane che l’attesa di trovare l’idea più originale per coniare un nuovo slogan che sostituirà il “Siamo tutti Koulibaly”  che ha imperversato la scorsa settimana e che oggi quasi nessuno più ricorda. Non ci rimane che sperare che il mondo del calcio torni a darsi meno arie e meno importanza di quella che crede di avere in quanto non sarà la Supercoppa italiana a cambiare i modi, le usanze e sopratutto le leggi di un paese che ha una visione arcaica e desueta dei diritti delle donne.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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