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CIAO FELICE: un altro pezzo di storia biancoceleste si spegne all’età di 72 anni

Si è spento oggi in mattinata all’età di 72 anni Felice Pulici, portiere della Lazio scudettata di Tommaso Maestrelli. L’ex estremo difensore e dirigente era malato da tempo.

SIMBOLO – Nato a Sovico il 22 dicembre 1945, la sua è stata una vita a forti tinte biancocelesti. Arriva a Roma dopo la sua avventura a Novara. È il 1972, anno i cui capitolini, allora allenati da Tommaso Maestrelli, erano appena risaliti in massima serie. I tifosi lo accolgono con molto scetticismo. L’inizio non è certo dei migliori e addirittura c’è chi parla di una cessione già a novembre. Ed ecco che entra in scena Maestrelli, che nonostante tutto gli concede una fiducia incondizionata. Questa è la base che rappresenta l’inizio di una meravigliosa avventura. I biancocelesti sfiorano lo scudetto, ma il sogno viene infranto nella sconfitta a Napoli. Il tricolore però diventa realtà l’anno successivo. Pulici diventa il simbolo e uno degli uomini immagine di quella cavalcata e di quella che, ancora oggi, viene ricordata come la Banda Maestrelli.

Felice Pulici con Tommaso Maestrelli

PERIODO DIFFICILE – Arrivano però anche i periodi difficili, come quelli della malattia e della morte dell’allora allenatore della Lazio. Un altro duro colpo è però la scomparsa, avvenuta in circostanze tragiche, del compagno di squadra e amico Luciano Re Cecconi. Pulici è infatti l’unico a vedere il cadavere con un foro sul petto. Momenti difficili e toccanti, ma che rafforzano l’uomo. Felice resta alla Lazio per cinque anni. La sua cessione è conseguenza del non ottimo rapporto con l’allenatore Vinicio, con cui litiga furiosamente. L’addio è un qualcosa di inevitabile.

IL RITORNO E L’EPOPEA CRAGNOTTIANA – Ma non è un addio, bensì un arrivederci. Il ritorno nella Roma biancoceleste arriva infatti dopo 5 anni, in seguito alle esperienza al Monza e all’Ascoli. Pulici gioca però soltanto per un’altra stagione per poi ritirarsi dal calcio giocato. Per lui però è pronto un ruolo prima nello staff della Primavera e poi, con Chinaglia presidente, da dirigente. E intanto nel mezzo completa gli studi e si laurea in Legge, diventando avvocato. Ma è con la presidenza Cragnotti che tocca il punto più alto. Nel 1994 diventa responsabile del Settore Giovanile. Nell’era cragnottiana ricopre svariate posizioni, tra cui quello di avvocato della società. Vive i primi fila i tanti successi di quegli anni, tra cui lo scudetto del 2000.

DIETRO LE QUINTE – Con l’arrivo di Claudio Lotito per lui non c’è più spazio in società. Ma, nonostante ciò, difende la Lazio con perizia nelle vicenda Calciopoli. Un gesto d’amore e l’ennesima dimostrazione del fatto che i colori biancocelesti sono per lui una sorta di seconda pelle. Un pezzo di storia della Lazio scudettata impossibile da dimenticare e da non ricordare. Un uomo che entra di diritto a far parte del Paradiso biancoceleste.

 

 

Gianpiero Farina

Sardo d'origine, romano d'adozione. Il giornalismo, soprattutto sportivo, e la Lazio le mie più grandi passioni. Cresciuto tra il mare e il mito di Juan Sebastian Veron, ho deciso di trasferirmi nella Capitale per provare a trasformare i miei sogni in realtà.

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