L’urlo liberatorio contro l’ennesima ingiustizia. I laziali “non se ne vanno”, proprio come Simone.

Il boato liberatorio dello Stadio Olimpico al gol di Correa, al 94′, penso sia davvero emblematico per descrivere l’umore e lo stato d’animo in merito alla partita di ieri. Un urlo liberatorio, rabbioso, contro l’ennesima ingiustizia che si stava consumando ai danni della Lazio di Simone Inzaghi. Una partita dominata dal punto di vista del gioco espresso in mezzo al campo, con un Milan (che, ricordiamolo, è il Milan, non una squadra qualsiasi) arroccato in difesa e costretto a provare ad incidere solo in contropiede. Una partita per certi versi falsata da un arbitraggio non di certo all’altezza di una partita del genere. E la reazione di Simone alla sua espulsione, quando grida di non volersene andare dal campo, è un po’ lo sfogo di tutti noi laziali, stufi di dover essere scippati per l’ennesima volta.

Quella reazione, quell’ “io non me ne vado“, lo avremmo voluto dire tutti quanti noi, lo avremmo urlato tutti, all’unisono e a gran voce, in faccia al direttore di gara di ieri sera, se fossimo stati al posto di Inzaghi. Noi, infatti, non ce ne andiamo: potete continuare a non vedere i falli di mano e le trattenute in area, potete continuare ad agevolare questa o quella squadra, in un senso o in un altro. Ma Lazio c’è, è ancora li, e non se ne va!

Era una sfida importante, uno spareggio Champions, quello di ieri sera. E quel gol subito in contropiede aveva il sapore dell’autentica beffa. Al termine dei tempi regolamentari la Lazio era scivolata al quinto posto, a due lunghezze dal Milan, quarto in classifica. Poi ecco l’invenzione di Correa, quel pallone che entra alle spalle di Donnarumma, al 94′, sospinto dai tifosi laziali assiepati sugli spalti dello Stadio Olimpico. Al triplice fischio di Banti la Lazio è ancora quarta, con un punto di vantaggio sui rossoneri e due su quel Parma che la Lazio ha anche battuto in trasferta. Senza dimenticare l’ulteriore punto guadagnato nei confronti dell’altra squadra della capitale, sconfitta ad Udine.

E allora, alla luce di tutto questo, io personalmente mi tengo stretto questo punto, conquistato, come al solito, contro tutto e tutti. Mi tengo stretta l’esultanza di tutta la squadra al gol di Correra. Un muro umano, biancoceleste, che è la fotografia di un gruppo vero. E tutto questo non può non essere merito di Simone Inzaghi.

Potremmo stare qui ore a discutere sulle sostituzioni, sul modulo di gioco, sulle scelte effettuate, eccetera. La verità è che con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Perchè è anche vero, allora, che alla Lazio manca almeno un rigore (per fallo di mano) sullo zero a zero. E una volta assegnato e realizzato, la partita sarebbe cambiata completamente, con il Milan costretto a venir fuori. E sarebbe stata tutta un’altra storia. Ma come detto, con i se e con i ma non si comibina nulla. Ed ecco perchè mi tengo stretto questo pareggio conquistato in extremis, nonostante l’amarezza per una partita comunque dominata.

Una cosa è certa, però. La Lazio, c’è, nonostante tutto. La Lazio è ancora li, al quarto posto. E non abbiamo assolutamente voglia di andarcene. Proprio come Simone, ieri sera!

Daniele Caroleo

Giornalista pubblicista. Tifoso della Lazio. Mi piace lo sport (con una particolare predilezione per il calcio), scrivere e fotografare.

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