Pensieri e storie biancocelesti: Il Capitano del nostro Cuore

Carlo Cotticelli

Nel 1985 un gruppo musicale svizzero, The Double, incise un disco dal titolo “The captain of herheart”, che in poco tempo scalò tutte le vette delle hit discografiche europee. Il capitano del nostro cuore sarà per sempre Vincenzo D’amico, uno dei protagonisti dello scudetto del 1974.

Ma D’amico è stato qualcosa di più per i laziali della nostra generazione: nelle famiglie di laziali,come la mia, ci si divideva sull’impiego di D’Amico, ad esempio mio padre stravedeva per lui mentre mio nonno lo criticava perché doveva sempre dare qualcosa di più dal momento che era il più forte. Nei momenti più difficili della Lazio, in quegli anni 70-’80, lui c’era sempre: portò la compagine biancoceleste alla vittoria in quel difficile 30 marzo 1980 contro il Catanzaro, capitano di una squadra composta anche da giocatori provenienti dalla Primavera e diventati titolari dopo il fermo di alcuni colleghi avvenuto la settimana prima a Pescara per lo scandalo scommesse.

Nelle settimane successive portò la Lazio alla salvezza, ma ciò non fu sufficiente ad evitare la retrocessione a tavolino in serie B decretata dagli organi sportivi per responsabilità oggettiva.D’Amico fu ceduto al Torino per motivi economici. Ma la nostalgia di Roma e della Lazio era forte e quindi non esitò l’anno dopo a tornare nella sua squadra, pur scendendo di categoria malgrado fosse nel giro della Nazionale per essere convocato ai mondiali di Spagna (che poi la Nazionale italiana vinse), e vedendosi decurtare l’ingaggio.

L’anno successivo non fu brillante per la Lazio, che si salvò dalla retrocessione in serie C grazie ad una tripletta di D’Amico siglata nella penultima giornata contro il Varese; una gara che vedeva i lombardi in vantaggio dopo 20 minuti per 2 goal a zero ma ancora una volta, in unatmosfera surreale con 5.000 persone presenti sugli spalti, Vincenzo ribalta il risultato e porta i biancocelesti alla vittoria.

Nella stagione 1982-83, con 5 goal all’attivo, contribuisce al ritorno della Lazio in serie A,segnando tra l’altro allo scadere della partitissima contro il Milan nel dicembre 1982 e consentendoalla Lazio di prendere un punto prezioso; ma anche contro l’Atalanta, nella domenica in cui i giornali annunciarono l’intenzione di Chinaglia di comprare la Lazio: un goal su punizione importantissimo che consentì alla squadra biancoceleste di tenere a bada il gruppo delle inseguitrici.

L’anno successivo vide D’Amico partire dalla panchina, ma prima una squalifica per un turno e poi il grave infortunio di Giordano consentirono al nostro capitano di tornare titolare e, con 7 goal segnati nel girone di ritorno, contribuire in maniera determinante all’ennesima salvezza della Lazio.

Di questa stagione vogliamo ricordare la domenica del derby del 25 febbraio 1984, contro una Roma scudettata e fortissima che affrontava la Lazio in lotta per non retrocedere. Tutti gli opinionisti davano vincente i giallorossi, ed anche noi tifosi della Lazio andammo allo stadio rassegnati. Dopo 24 minuti, però, tra lo stupore di tutti, una doppietta di D’Amico portava i biancocelesti a condurre per 2-0. Alla fine la Roma riuscì a pareggiare, ma per noi laziali fu come una vittoria e D’Amico era la massima espressione possibile di lazialità.

L’anno successivo fu quello della retrocessione, ma Vincenzo D’amico ci regalò due perle: un goal contro il Napoli di Maradona (d’altronde era giusto che segnasse lui davanti al dio del calcio come per suggellare la sua presenza al tavolo dei grandi), ed un altro contro la Cremonese che regalò alla Lazio una delle due vittorie di quel campionato disgraziato.

Potremmo raccontare anche dei trenta minuti più belli giocati contro il Boavista in Coppa Uefa,della sua rinuncia a mettere in mora la Lazio nel 1986, ma vogliamo chiudere con un elogio pubblico fatto per lui durante una puntata di “Goal di notte” del 1989, quando un ex giocatore della Roma, seduto al suo fianco, alla domanda su quale fosse stato il giocatore più forte contro il quale aveva giocato, rispose:senza dubbio il signore che mi sta seduto a fianco, sarebbe potuto diventare più forte di Rivera”. L’ex giocatore della Roma era Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma.Un elogio più bello Vincenzo nostro non avrebbe potuto avere.

CARLO COTTICELLI