Il ricordo di Gabriele Sandri, storia di un figlio, cittadino italiano, raccontata dal papà Giorgio

Vi sono numeri che di solito accompagnano nella vita, ricorrono e ci legano a ricordi che, indifferentemente se belli o brutti, diventano segni indelebili del nostro passato. Apparentemente senza significato, i numeri possono contenere parte della nostra vita e all’interno della famiglia Sandri sono ben 11 anni, vissuti tra la ricerca della verità, giustizia, rispetto di un dolore, inizialmente calpestato, e solo successivamente gratificato per la morte assurda di un figlio che ha avuto la sola colpa di seguire la propria squadra del cuore, trovandosi al posto sbagliato al momento sbagliato.

Oggi non è una domenica qualunque, è una domenica come lo era l’ 11 novembre 2007, il giorno della tragedia, il giorno in cui un uomo, Luigi Spaccarotella, decise bene di rovinare la propria vita ma soprattutto quella di Gabriele Sandri e di tutta la sua famiglia, chiamato a prevenire l’incolumità altrui è riuscito nella sola repressione di una vita umana.

Da quel giorno sono trascorsi 11 anni e l’affetto, il sostegno della gente comune, non è mai mancato, sono nate iniziative importanti in sua memoria come la stessa Fondazione Sandri. Oggi, come lo è stato ieri, e lo sarà domani, è di vitale importanza che il ricordo di Gabriele non venga portato via dal tempo, ma sia scandito giorno per giorno, anno per anno, perché i suoi cari hanno bisogno del calore umano per guardare avanti e la vita spezzata prematuramente a Gabriele, ha un forte sapore di ingiustizia che va sempre ricordata a chi non l’ha saputo difendere.

Con queste motivazioni noibiancocelesti.com, il suo direttore Franco Capodaglio, hanno voluto incontrare il papà, Giorgio Sandri. Siamo andati presso la loro attività commerciale di abbigliamento in via Ugo De Carolis, accolti come sempre dal sorriso, dall’eleganza e dall’ospitalità di Giorgio e Daniela Sandri.

Vi proponiamo un piccolo estratto dell’intervista effettuata dal direttore Franco Capodaglio a Giorgio Sandri, ricordandovi che potrete cliccare sul link sotto riportato per guardare la video intervista integrale in Esclusiva 

Ricorrenza particolare, sarà Domenica come undici anni fa. Come vi arriva la notizia e quali sono state le prime sensazioni?

“Ricordo perfettamente ogni momento, ero al negozio e stavo sistemando, visto che il giorno prima, sabato, avevo lasciato in disordine, Daniela era fuori per lavoro e Cristiano non l’avevo ancora sentito. Era più o meno l’ora di pranzo, quando dal Bar di fronte alla mia attività, vedo una processione di gente che si avvicina alla mia vetrina e mi chiedo perché? Contemporaneamente mi squilla il telefono era Cristiano che tutto di un fiato mi dice che Gabriele non c’era più, che era successo quello che non doveva mai succedere nella vita. Le persone in negozio mi dicevano che alla televisione, alla Rai e altri canali nazionali avevano dato la notizia di incidenti, di qualcosa che era capitato ad un tifoso della Lazio, dopodiché ricordo ben poco. Mi sono ritrovato su una macchina che mi portava ad Arezzo, accompagnato da gente, amici che si sono resi disponibili a portarmi. Arrivato ad Arezzo, ho incontrato Cristiano che già era lì con altri amici, con tanta gente interessata da quello che era successo, qualcosa fuori dal mondo. Successivamente è arrivata in treno Daniela, senza sapere nulla, scortata dalla macchina della Polizia e poi ci siamo incontrati li…è faticoso raccontare perché se ci penso ancora non mi do pace, perché mio figlio Gabriele non c’era più. C’era un telo che copriva la macchina e alcuni ragazzi che non permettevano a nessuno di avvicinarsi per evitare di inquinare le prove, voglio ringraziarli ancora oggi……. “

Tanta gente ha testimoniato, persone esterne che erano li e hanno visto?

“Si, grazie al loro senso civico, al loro coraggio, perché alcune persone, non dico che furono minacciate, ma invitati a non intervenire al processo. E invece grazie alle loro testimonianze è venuta fuori la verità. Anche i giudici in secondo grado e in cassazione hanno appurato che era stato commesso quell’atto pazzesco, l’ha commesso in maniera tale che fosse accusato di omicidio volontario”

Possiamo dire che non solo in Italia, ma in tutta Europa, in tutto il mondo e non solo nel calcio, le tifoserie sono state compatte nel ricordare Gabriele, diventato un simbolo nello sport, ancora oggi?

“Per tanti anni ho girato l’Italia da Nord a Sud e da Est ad Ovest, conoscendo tifosi di tutte le squadre, Milan, Cagliari…….”

Clicca e guarda l’intervista integrale

di Pierluigi Marconi