Lazio, alla ricerca del Milinkovic perduto

Sufficienza piena. È questo il voto dato dai principali quotidiani, sportivi e non, a Milinkovic per la prestazione di ieri contro la Spal. Per il centrocampista si trattava di una sfida in famiglia, vista la presenza tra le fila degli emiliani del fratello Vanja. E in quel sorriso dopo la parata di quest’ultimo su un suo tentativo forse c’è proprio la sintesi del momento che sta vivendo il serbo.

COMPITI DIFENSIVI – Con il passare delle settimane, la condizione fisica sembra migliorare. A dirlo sono i dati secondo cui Milinkovic è sempre tra i primi per chilometri percorsi. È come se il 23enne si dedicasse più al lavoro oscuro che a quello di costruzione, più al far sparire che all’apparire. Non vi è alcun dubbio sul fatto che il centrocampista sa fare bene anche la fase di interdizione, ma sono i suoi inserimenti, le sue giocate e la sua abilità in zona gol ad averlo reso l’oggetto del desiderio di mezza Europa.

SOLUZIONE – Insomma, le cause dell’involuzione del buon Sergej potrebbero essere anche di natura tattica. D’altronde una Lazio più accorta e meno spavalda non può che penalizzare chi fa della spavalderia il suo principale marchio di fabbrica. Senza dimenticarsi del fatto che l’impiego di Caicedo sembra lasciare meno spazio alle incursioni e alle invenzioni del serbo. Il calo quindi sembra più di natura tecnico-tattica che fisica. Eppure, nonostante le prestazioni deludenti, la società biancoceleste ha deciso di blindarlo con il rinnovo del contratto e il ritocco dell’ingaggio. E lo stesso Inzaghi continua a dargli fiducia e a spronarlo, come si evince anche dalle parole di ieri: “Milinkovic ha fatto una buona gara, così come a Parma e a Marsiglia. Oggi ha dato quantità e qualità. Lo scorso anno ci ha abituato a segnare tanto, quest’anno lo sta facendo molto di meno, ma ci sta dando molto in fase di non possesso”. Sta proprio al tecnico biancoceleste il compito di trovare la soluzione. Forse sarebbe cosa buona e giusta sgravare il serbo dei compiti difensivi e lasciarlo di nuovo libero di svariare. Perché se l’equilibrio è fondamentale, lo sono anche le giocate dei singoli. E la corsa Champions passa irrimediabilmente dai piedi quel ragazzone con la maglia numero 21 sulle spalle.

Gianpiero Farina

Sardo d'origine, romano d'adozione. Il giornalismo, soprattutto sportivo, e la Lazio le mie più grandi passioni. Cresciuto tra il mare e il mito di Juan Sebastian Veron, ho deciso di trasferirmi nella Capitale per provare a trasformare i miei sogni in realtà.

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