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VAR, croce e delizia. Cala il silenzio sull’ennesimo torto arbitrale

Rubrica

Siamo a Ferrara, la sfida tra Spal e Lazio è ferma sullo 0-0 ed ormai mancano pochi giri di orologio alla fine della partita. Una Lazio al di sotto delle aspettative, probabilmente, ma il pareggio era un risultato tutto sommato giusto per quanto visto in campo, fino all’episodio che ha cambiato gli equilibri del match.

Il Var penalizza – ancora –  i biancocelesti concedendo un rigore alla Spal scaturito da un episodio che ha dell’incredibile. All’89’ un contatto (?) tra Patric e Cionek in area di rigore viene giudicato dall’arbitro, in prima battuta, come inesistente. Tanto da spingere Guida ad estrarre il giallo per simulazione nei riguardi del difensore spallino, che si alza (in realtà non è mai caduto) facendo chiaramente notare all’arbitro che il contatto non c’è stato e implorando di non essere ammonito (era diffidato) . L’arbitro viene richiamato dal Var ed assegna il rigore alla Spal che condanna la Lazio alla sconfitta e alla frenata nella corsa Champions.

Un film già visto nella passata stagione quando a suon di torti, rigori non concessi e decisioni più che discutibili (complessivamente, a spanne, ne ricordiamo 15), la Lazio ha mancato per un punto la qualificazione in Champions League, vanificando la fantastica stagione della compagine di Inzaghi. Proprio il Mister, in più di un’occasione, rimarcava i clamorosi errori arbitrali durante le partite e protestava vistosamente contro un ausilio tecnologico che aiutava solo alcune squadre, penalizzandone altre  – nello specifico la “sua” Lazio.

Il rapporto tra il Mister biancoceleste ed il Var è stato oggetto, spesso, di scherno da parte dei tifosi delle squadre concorrenti della Lazio. Simone Inzaghi, è stato etichettato come “il piagnone” per dirlo in termini da fascia protetta.

In questa stagione, i torti subiti sono stati decisamente meno, di pari passo con il rendimento della squadra. Volendo fare un’affermazione azzardata, sembra quasi che se la squadra corre meno, il Var non è necessario. Nel momento in cui la Lazio ritrova la condizione migliore ed acquisisce una buona continuità di risultati, puntualmente si riaffaccia lo spettro del Var che – ancora una volta – insinua più di un dubbio nelle menti dei più maliziosi.

Se l’episodio del rigore di ieri fosse accaduto in una partita di squadre più “blasonate” della Lazio, ne avrebbe parlato anche Barbara D’Urso e Mentana ci avrebbe propinato una delle sue maratone notturne. Niente di nuovo. Si sa, la Lazio non fa parte delle Società amate da giornali e televisioni (per ragioni meramente commerciali, nessun grido al complotto) ma la nota stonata è la mancata presa di posizione da parte della Società. Dà quasi l’impressione di avere paura di esporsi.

Dall’inizio della stagione, quando lo stesso Inzaghi – di nuovo – ha dichiarato di non voler più parlare degli arbitri, in casa Lazio non lo ha più fatto nessuno. Solo Stefano De Martino, dopo Lazio-Torino del 29 dicembre 2018, riportò le parole di Tare che si dichiarò “sconcertato dall’arbitraggio”.

L’episodio ha creato un precedente clamoroso, un’ammonizione per simulazione che si trasforma in rigore; non poteva che succedere alla Lazio e tutti si aspettavano Inzaghi a sbattere i pugni sul tavolo, o una dichiarazione del Presidente Lotito (tra l’altro presente allo stadio). Solo silenzio. Noi della redazione siamo rimasti sintonizzati su Sky fino alla chiusura della trasmissione post partita, aspettando l’intervista a Simone Inzaghi.

Attesa vana, abbiamo ascoltato le parole di tutti gli allenatori, mezza rosa del Torino (Cairo compreso) e 40 minuti di dibattito sul caso Icardi. Inzaghi è comparso (registrato e tagliato, la squadra era praticamente già rientrata a Roma) sui titoli di coda della trasmissione, liquidato in 27 secondi, senza alcun tipo di approfondimento.

Bastava semplicemente, forse, interpellare Patric. Chi meglio di lui poteva confermare o smentire il contatto in area? Nonostante Simone Inzaghi in conferenza abbia dichiarato che Patric ha negato il contatto con Cionek, dare al protagonista dell’azione incriminata la possibilità di parlare, forse avrebbe aiutato sia i media –  che avrebbero trovato nelle sue parole spunti di riflessione ed argomentazioni nuove per ricostruire la dinamica dell’episodio – sia i tifosi, che si sarebbero risparmiati qualche Maalox ed avrebbero dormito sereni di fronte a dichiarazioni assolutamente oggettive.

Dalla Società, oggi, ancora silenzio. Come se non fosse successo nulla. Sui canali ufficiali, neppure uno starnuto di Diaconale. In casa Lazio sono tutti concentrati – a ragione – sulla prossima sfida contro il Sassuolo e nessuno sembra voler prendere in carico la “patata bollente” che torna di nuovo nelle mani dei tifosi ed appassionati che cercano risposte al bar, davanti alla prima pagina dei quotidiani ed un caffè (che magari gli va anche di traverso).

 

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