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Lazio, quando una Ferrari ha i pony al posto dei cavalli

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La Lazio perde a Siviglia e abbandona l’Europa League ai sedicesimi di finale. Il giorno dopo è quello della delusione, delle riflessioni e delle analisi. E di spunti la gara del Ramón Sánchez Pizjuán ne ha offerto forse fin troppi. “Se non fai nemmeno un gol in 180′ meriti di uscire“: è stato questo il succo delle dichiarazioni post partita di Simone Inzaghi. Nulla di più vero. I biancocelesti sembrano aver smarrito quello che l’anno scorso era il punto di forza: la via del gol. Gli errori sotto porta sono stati il marchio di fabbrica della doppia sfida con gli andalusi. Le occasioni fallite da Marusic, Lulic, Acerbi e Immobile gridano vendetta.

MALEDETTA DIFESA A TRE –Prenderemo qualche ripartenza“, aveva detto il tecnico dei capitolini alla vigilia. Quasi ad ammettere i limiti del reparto arretrato e a voler mettere in luce le proprie debolezze. Ma c’è un qualcosa che non convince. La Lazio sta vivendo un periodo di emergenze in difesa, avendo gli uomini contati. Ed è forse per questo che continuare a giocare a tre non può e non deve diventare un dogma imprescindibile. Soprattutto se quest’ultimo porta ad adattare Patric, protagonista in negativo del gol che sblocca il risultato. Lo spagnolo gioca, in un ruolo non suo, una partita che definire poco brillante risulta essere un eufemismo. La sua reazione alla sostituzione per di più amplifica il tutto e finisce quasi per fargli fare una brutta figura, che va anche oltre i suoi limiti tecnici e tattici. Ed ecco che diventa quasi lecito chiedersi se Dusan Basta, scomparso e mai più utilizzato dopo il disastro di Francoforte, avrebbe potuto fare così tanto peggio come terzo di destra. Il solo farsi questo domanda però è un ammissione dei limiti, proprio come le dichiarazioni del pre partita.

STRATEGIE – La prestazione di Patric, associata al suo incomprensibile rinnovo arrivato la scorsa estate, diventa quasi un simbolo. Un simbolo su cui può basarsi il ‘J’accuse’ al mercato estivo (i soli Acerbi e Correa si sono perfettamente integrati), al (non) mercato invernale, e alla gestione di alcune situazioni. A partire da quella degli infortuni. Perché un’ecatombe vera e propria come quella che si sta vivendo dalle parti di Formello non può essere solo frutto di sfortuna e coincidenze..Come non lo può essere la voragine sulla fascia destra. Le condizioni fisiche non perfette di Marusic erano e sono cosa nota. Il montenegrino diventa anch’egli a sua volta simbolo di una squadra poco maliziosa, intelligente e non in grado di leggere le partite. La sua espulsione ammazza le speranze (poche) di una Lazio sbandata, ma comunque ancora viva e in partita.  Romulo, arrivato quasi per caso l’ultimo giorno di mercato, sembra essere uno dei più in forma. Vedere l’espulsione di Vazquez per capire. Insomma, la fortuna aiuta gli audaci.

SPERANZE –Non dobbiamo abbatterci, ma rialzarci” è stato il mantra delle dichiarazioni di Ciro Immobile nel post partita. Occorre farlo, perché il calendario mette di fronte Milan e Roma, Impossibile tracciare una riga a febbraio. Impossibile considerare per chiusa una stagione a tre mesi dalla sua conclusione, ma le prossime due partite potrebbero portare a fare i primi bilanci. Rossoneri in Coppa Italia e derby: tutto, ancora una volta, ruota attorno a 180′. Occorre ritrovare testa, energia e uomini. Perché, come diceva Muhammad Alì, non c’è niente di male a cadere, ma è sbagliato rimanere a terra. La Lazio ora sembra come pugile sull’orlo del ko. Bisogna solo ritardare il suono della campana. Il più possibile. Per non mandare irrimediabilmente tutto all’aria.

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