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Coppa Italia: una 24 ore memorabile

Rubrica

Di Gianluca Dodero

Partiamo da un dato di fatto: se al più grande sceneggiatore di thriller al mondo avessero proposto un copione del genere per descrivere 24 ore di rivalità calcistica, persino lui avrebbe detto dopo tutto quello che è successo: ”Eh no, l’errore decisivo di Nainggolan è troppo, te stai a allargà col pacchiano”.

Ci ricorderemo a lungo di questi quarti di finale di Coppa Italia edizione 2018/2019, perché hanno segnato la nascita di un nuovo parametro di “abisso della goduria”, che si è ulteriormente innalzato verse vette inesplorate finora. Ciò che colpisce non è l’intensità della gioia in sé, perché ne abbiamo vissute di ben maggiori, ma la concatenazione di eventi che ha assunto un connotato metafisico.

Rimanendo nei panni del tifoso, dobbiamo comunque mantenere un minimo di onestà intellettuale: i problemi finora manifestati rimangono, il malcontento per un mercato non proprio in linea con gli obiettivi dichiarati, alcune prestazioni costanti nel tempo di alcuni singoli agghiaccianti (uno a caso, Caicedo) e il rammarico per alcuni punti persi per la miopia di Inzaghi; non possiamo però ignorare un elemento ancor più importante di quelli in “superficie”.

La cosa più bella che ci ricorderemo della Banda Inzaghi, raccontandola ai nostri figli, non sarà tanto quel trofeo vinto o quel trofeo mancato, ma la capacità interiore di annullare le ingiustizie. Solo per questo, a questo ciclo verrà sempre tributato il giusto merito. E qui non si tratta di un torto subito, ma di una propensione ad attivare la “modalità apnea” e di resistere contro un costante allineamento dei pianeti sfavorevole. Una forza intrinseca, una resilienza di cui andare orgogliosi.

Non si tratta di carattere, o dna vincente (per quanto a differenza di squadre più blasonate questo gruppo qualcosina ha già vinto), ma di strenuo orgoglio, sventolato fieramente ad avversari dai connotati non sempre chiari.

Sarebbe molto più facile soccombere, abbandonarsi tra le onde in tempesta piuttosto che trovare quella spinta, quell’inspiegabile istinto di sopravvivenza che ti porta a ribaltare situazioni già scritte. E la costanza con cui la Lazio ci riesce è davvero il punto di forza da cui ripartire per una seconda metà di stagione -si spera – ancora piena di emozioni forti ed intense come e più di quelle provate ieri sera.

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