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Lazio: tutti sbagliano, ma per ripartire serve un segnale dall’alto

Rubrica

di Augusto Sciscione

La brutta sconfitta di Napoli, in cui la Lazio ha mostrato nuovamente i limiti di tenuta nelle gare contro le grandi, ha minato la tranquillità dell’ambiente e dei tifosi che vedono manifestarsi gli spettri di un’annata al di sotto delle aspettative. L’obiettivo Champions sbandierato ai quattro venti dalla società sembra difficile da raggiungere, ma non per la classifica che vede la squadra di Inzaghi ancora in piena corsa a soli due punti dal Milan quarto, piuttosto per un’involuzione lenta ed inesorabile che da inizio stagione si è abbattuta su tutte le componenti della società, dai calciatori al Mister fino ad arrivare alla dirigenza che troppo si sono cullati su quanto visto lo scorso anno.

I mercato estivo ha visto per ora il solo Correa soddisfare le aspettative, mentre di Berisha se ne sono perse le tracce dopo i timidi segnali di ripresa del mese di ottobre. E’ vero che l’ex Salisburgo ha subito diversi infortuni, tra cui uno molto importante ad inizio stagione che ha limitato il suo inserimento, però non ci riusciamo a spiegare il suo scarso utilizzo fino a questo momento. Anche Durmisi lo si è visto solamente in partite di poco conto e di lui non ha convinto la sua scarsa predisposizione alla fase difensiva poco tollerabile in una squadra che numeri alla mano subisce troppi gol. Badelj fin’ora ha deluso ogni aspettativa, in quanto pur avendo diverse possibilità non ha mai dato la sensazione di essere quel valore aggiunto che tutti si aspettavano. Ora l’interrogativo che c’è da chiedersi è se sia tutta colpa dei giocatori oppure anche l’allenatore sta trovando difficoltà ad inserire delle nuove pedine. In un mercato di gennaio che si preannuncia avaro di regali l’unica soluzione che rimane al tecnico è quella di valorizzare giocatori che nelle altre squadre sono sembrati di assoluto valore, mentre alla Lazio stentano ad esprimersi. A questo punto un cambio di modulo almeno nelle gare contro squadre meno blasonate potrebbe darci l’esatto quadro di cosa non va rispetto alla passata stagione dove con una rosa più povera di valori tecnici e di uomini si è sfiorata la Champions e la semifinale di Europa League. La Lazio sembra aver smarrito le certezze e questo immobilismo della società di certo non giova nè al tecnico nè ai giocatori che sembrano abbandonati al loro destino. La mancanza di un esterno destro è ormai cronica da quando ad inizio stagione si è capito che Marusic può essere un’alternativa, Basta e Caceres non godono più della considerazione del mister e Patric è un giocatore che fatica in una squadra che ambisce ad arrivare tra le prime quattro in campionato. La partita di Napoli ha mostrato poi come anche Lulic spostato su quella fascia non renda come a sinistra e di certo il Lukaku che lo ha sostituito è ancora lontano parente di quello visto nella prima stagione in biancoceleste. Proprio la “Vecchia Signora” sarà poi l’avversaria della Lazio nella prossima giornata ed il rischio di vedere allungarsi la classifica è molto serio. La società deve capire che in un momento del genere l’unica panacea per l’ambiente è investire sul mercato per dare un segnale a tutti, avversari ed arbitri inclusi, che la Champions non è solo un obiettivo di facciata. Sul tema arbitrale, invece, la Società ha finora scelto una linea troppo morbida lasciando solo il Mister a chiedere spiegazioni ed ha protestare su una nuova annata nefasta in cui la Lazio è danneggiata in maniera sistematica. I tifosi non possono fare a meno di notare come le dichiarazioni del Presidente dell’Aia di moderare i toni della protesta non sono state pronuciate mesi fa quando altre squadre hanno rivendicato ripetutamente i presunti torti subiti. In quel caso ci sono stati dei veri e propri atti di accusa nei confronti della classe arbitrale che in maniera pasiva ha subito ed in alcuni casi ha anche ammesso l’errore. Il fare due pesi e due misure del massimo esponente arbitrale minà la credibilità di una intera associazione che dovrebbe essere “super partes” e non schierata a seconda del caso. Gli orrori di Irrati in Lazio-Torino e i due gialli inventati da Rocchi ai danni di Acerbi nella gara contro il Napoli non lasciano dormire sogni tranuquilli. Serve far notare con fermezza e con la giusta autorità che quanto accaduto sin’ora non è più tollerabile alla luce del fatto che le altre squadre dal momento in cui hanno protestato in maniera scomposta e senza ragione, hanno avuto indietro piccoli o grandi regali a seconda delle esigenze.

La situazione sembra molto complessa, anche perchè fin’ora sia la società che allenatore ed i giocatori hanno le proprie responsabilità per una classifica ed una espressione di gioco deficitaria. E’ sicuro però che c’è ancora tempo e modo per rialzare la testa e riprendere la marcia, ma il primo slancio deve provenire dai vertici societari in modo da infondere a tutto l’ambiente il coraggio e quel pizzico di incoscenza che servono per raddrizzare la rotta.

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