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ESCLUSIVA, Lorenzo Minotti: “Il ritiro non è punitivo. La società dovrebbe tutelare l’allenatore”

Esclusiva

Un ritiro che è iniziato ieri e una situazione delicata e complessa. È questo il momento che sta vivendo la Lazio, nonostante il quinto posto in classifica. Per commentare e analizzare quello che sta accadendo in casa biancoceleste la redazione di ‘Noibiancocelesti.com’ ha contattato Lorenzo Minotti, attuale commentatore Sky ed ex difensore, tra le altre, di Parma e Cagliari.

Qual è il tuo pensiero sul momento della Lazio?

Secondo me si pensa tanto alla scorsa stagione, dove la Lazio ha reso al 100%. Bisogna anche analizzare il fatto che stanno mancando degli elementi importanti come Milinkovic e Luis Alberto, che l’anno scorso hanno fatto fare il salto di qualità, mentre quest’anno hanno un rendimento al di sotto delle aspettative. Per il resto penso che la squadra stia facendo un campionato in linea con quello che è il suo valore. Ci sono sicuramente delle note positive, oltre che degli aspetti da curare. Io non sarei particolarmente allarmato. L’unico dato che fa riflettere è l’approccio che è un po’ mancato nelle ultime partite. Magari c’è stata un po’ di superficialità“.

Hai nominato Milinkovic. L’altro giorno, durante il Gran Galà del Calcio, il centrocampista serbo ha ammesso di essere stato distratto dalle voci di mercato. Pensi che sia solo questo il motivo delle sue prestazioni negative o c’è anche dell’altro?

Io direi che ci sono due fattori. Il primo è il Mondiale, che condiziona la stagione, soprattutto per chi non è abituato a gestire impegni così importanti e ravvicinati. Il secondo è il fatto di essere stato accostato a grandi squadre con cifre stratosferiche. Questo è sicuramente un peso che sta pagando“.

Per quel che riguarda invece Luis Alberto, pensi i suoi problemi siano più di natura fisica o mentale?

Credo un po’ entrambe le cose. La pubalgia è un qualcosa che ti condiziona durante gli allenamenti e non ti fa stare sereno. Poi, pur non conoscendolo personalmente, dà l’idea di essere un giocatore un po’ fragile. Non contano solo le capacità, ma anche il saperle mettere in campo con continuità“.

La società ha deciso di mandare la squadra in ritiro. Qual è secondo te il motivo e può essere questa la soluzione per ritrovarsi?

Il ritiro non deve mai essere punitivo. Ai giocatori non deve passare il messaggio che si va in ritiro per punizione. Bisogna spiegar loro che c’è bisogno di parlare e di confrontarsi. Si sta entrando in un periodo dove ci saranno molti impegni ravvicinati e che possono risultare fondamentali. I calciatori devono capire che devono fare qualche sacrificio in più, qualche rinuncia e stare il più uniti possibile. È chiaro che per loro è un qualcosa di pesante, visto che di tempo per stare con le famiglie ne hanno sempre poco. Va solo spiegato e analizzato il tutto nella giusta maniera“.

Capitolo Inzaghi. A molti hanno fatto storcere il naso le sue convocazioni contro l’Apollon. Credi che queste abbiano portato alcuni giocatori a staccare la spina e altri a sentirsi meno importanti?

Innanzitutto credo che risparmiare un viaggio ai giocatori che giocano di più non sia un qualcosa di sbagliato. Quello che è fondamentale è il modo in cui queste decisioni vengono comunicate ai giocatori. Non deve passare il messaggio che una partita non conta e che quindi scende in campo chi ha giocato meno. Non credo che però Simone Inzaghi sia così sprovveduto da lasciar passare certi messaggi. Giocatori come Berisha devono sapere di dover scalare delle gerarchie. Ripeto, la cosa più difficile è la gestione e l’essere all’altezza di ogni partita, dove servono sempre le motivazioni, anche se, come in questo caso, si è già qualificati. Il problema probabilmente è a livello societario. Una società infatti dovrebbe sempre tutelare e spalleggiare il suo allenatore, quantomeno in pubblico. Nel momento in cui qualcuno non risponde a una partita penso che la società debba farsi sentire”.

Si è parlato tanto di cambio modulo. Può secondo te essere la soluzione?

Penso che la Lazio sia costruita in una certa maniera. Non abbandonerei la strada che è stata intrapresa. Poi è chiaro che servono delle alternative e dei piani b. Si può sicuramente giocare con la difesa a quattro, con il trequartista, con il trequartista e le due punte. Questo è quello che è stato fatto domenica, anche se la questione non è stata di modulo, ma di atteggiamento e di approccio. Comunque, se la squadra è duttile ben venga, ma serve sempre un’idea di gioco di riferimento“.

Servirebbe qualcosa a gennaio per poter centrare l’obiettivo Champions?

La rosa è stata rinforzata quest’estate. Si tratta solo di recuperare chi in questo momento sta mancando. La Lazio è in corsa per i suoi obiettivi. Se il presidente pensa di aver una squadra che può competere con Juventus, Inter Napoli credo che questo non corrisponda al valore della squadra. Se invece si pensa che i biancocelesti possano far bene in Europa e combattere fino alla fine con Roma e Milan per il quarto posto non serve nessun intervento“.

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