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Pensieri e storie biancocelesti……di Carlo Cotticelli

Rubrica
Carlo Cotticelli

TOMMASO MAESTRELLI, IL MAESTRO

La famiglia Maestrelli rappresenta qualcosa di unico nella storia di una squadra di calcio: un nucleo familiare che nel corso di cinque anni ha segnato in maniera indelebile il rapporto con la Lazio fino a diventare una cosa sola. Da calciatore, Tommaso fu capitano della Roma nel periodo più difficile della storia giallorossa, quello che coincise con la retrocessione in serie B nella stagione 1951 -52.Solo per volere del destino scampò alla tragedia di Superga del maggio del 1949, quando l’aereo del Grande Torino si schiantò al suolo durante il ritorno da una trasferta in Portogallo alla quale era stato invitato anche Maestrelli, impossibilitato a partire per problemi con il passaporto. Le sue qualità tecniche e umane non erano sfuggite alla dirigenza della squadra granata, che molto probabilmente stava cercando una alternativa a Valentino Mazzola, corteggiato e affascinato dalle proposte dell’Inter.

Ma è nella città di Bari che Maestrelli si impone come giocatore negli anni precedenti la Seconda guerra mondiale. conoscerà Lina, che diventerà sua moglie e che insieme a lui prenderà decisioni importanti a livello familiare.

A Bari Maestrelli inizia anche la sua carriera da allenatore, per poi conseguire successi sulle panchine di Reggina e Foggia, prima di approdare alla Lazio dove compirà il suo capolavoro: nel 197172 riporta la compagine biancoceleste in serie A; l’anno successivo sfiora il titolo di Campione d’Italia, per conseguirlo nel 1974, arrivando poi quarto nel 1975,  in un campionato che vede ancora la Lazio in corsa per lo scudetto quando il tumore che gli viene diagnosticato lo costringe a lasciare la panchina biancoceleste e forse a rinunciare anche a quella della Nazionale di calcio reduce dal fallimento del Mondiale del 1974. In quel momento Maestrelli è l’allenatore più quotato d’Italia, poiché accanto alle sue indubbie capacità tecniche gli si riconoscono anche quelle umane e psicologiche. Gestire un gruppo come quello della Lazio di quegli anni è molto complicato, ma lui sa far emergere il meglio da ognuno dei giocatori, tanto da far diventare la Lazio un autentico esempio tattico: è la prima squadra italiana ad effettuare il pressing all’olandese che erroneamente viene attribuito al Torino di Radice.

La sua malattia porta la Lazio a scegliere un altro tecnico, Giulio Corsini, che invita la società a cedere alcuni giocatori cardine come Frustalupi, Oddi e Nanni, autori poi delle fortune di altre squadre. Anche il rapporto con Chinaglia risulta sbagliato fin dall’inizio, e la squadra si ritrova in zona retrocessione dopo poche giornate, tanto che Maestrelli, in condizioni fisiche nettamente migliorate, viene richiamato a riprenderne le redini per condurla ad una difficile salvezza in condizioni ambientali complicate, culminate con l’addio di Chinaglia a due giornate dalla fine. Ma il tecnico toscano trasforma il giovane Giordano da ala destra in centravanti, e con tre goals in due partite riesce a conquistare la salvezza.

Subito dopo, e molti lo dimenticano, la Lazio sfiora la finale di Coppa Italia, arrivando seconda nel girone finale solo perché fermata da un certo arbitro Menicucci in una Inter-Lazio finita 3 a 2 al termine di una partita combattuta.

Il riaffacciarsi del “male oscuro” consiglia Maestrelli di lasciare la panchina per diventare Direttore Generale della Lazio, ma l’esperienza dura pochi mesi: il 2 dicembre 1976 Maestrelli muore qualche giorno dopo una vittoria dei biancocelesti nel derby. Con la sua dipartita inizia un periodo durissimo per la squadra, che vede la scomparsa, negli anni, e sempre per un male incurabile, dei due figli di Maestrelli, Maurizio e Patrizia, le “mascotte” di quella Lazio gloriosa e appassionante.

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