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Var, quando la protesta cambia l’applicazione

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Di Augusto Sciscione

L’introduzione della Var nella scorsa stagione sembrava essere la panacea di tutti i mali calcistici portando finalmente alla risoluzione di quegli errori che per anni, a detta dei tifosi e non solo, avevano condizionato gli esiti delle stagioni sportive. Che non sarebbe stato tutta rose e fiori lo hanno capito sin da subito tutti ed in particolar modo la società biancoceleste ed i suoi tifosi che a metà del girone d’andata furono oggetto di decisioni controverse ed a volte incomprensibili da parte di direttori di gara ed assistenti al Var capaci di compiere delle topiche colossali anche guardando le immagini televisive. Gli errori più gravi furono quelli di Giacomelli in Lazio – Torino, espulsione di Immobile e mancato rigore a favore della Lazio per fallo di mano di Iago Falque, e Rocchi in Milan – Lazio, gol di Cutrone con la mano.

Al fine di evitare la discrezionalità dei direttori di gara nell’impiego della moviola in campo, in estate è stato riscritto il famosissimo “Protocollo Var”, il quale, rispetto alla scorsa stagione, ha ristretto in maniera tassativa i parametri di utilizzo. E’ stato specificato, conformemente a quanto accaduto al mondiale di Russia, che i fischietti avrebbero potuto avvalersi del supporto tecnologico solo in caso di “chiari ed evidenti errori” ridando, pertanto, maggiore importanza all’interpretazione del gioco che ha l’arbitro in campo.

Tutto molto bello se non fosse altro che alcune società hanno avuto a che ridire sui nuovi criteri di utilizzo del Var. Le prime eclatanti proteste  sono state quelle della Fiorentina nel post della gara contro l’Inter in cui il Club Manager Antognoni si lamentò per il rigore concesso alla squadra di Spalletti, perché tocco di polpastrello di Vitor Hugo, a suo modo di dire non era tale da giustificare la concessione della massima penalità. Fatto sta che dopo le lamentele più meno fondate dei viola è arrivata la decisione di Valeri in Fiorentina – Atalanta di assegnare il rigore per un presunto fallo di Toloi su Chiesa. A rivedere le immagini, invece, apparve che si trattava di una simulazione, ma in quel caso il mancato utilizzo della Var fu giustificato tirando in ballo il nuovo tenore restrittivo del protocollo Var che impediva all’addetto di intervenire nel caso in cui vi fosse contatto tra i giocatori e che lo stesso doveva essere giudicato dagli arbitri in campo.

Rapido ad imparare dal collega viola è stato il DS della Roma Monchi che al termine proprio della gara contro la Fiorentina sparò a zero sull’addetto al Var Orsato reo di non essere intervenuto sul contatto tra Simeone ed Olsen giudicato da rigore dal direttore di gara Banti. Strano ma vero e nella giornata successiva è arrivato un utilizzo della Var in Roma – Sampdoria per il contatto tra Manolas e Ramirez del tutto difforme da come ci era stato prospettato ad inizio stagione. Nel caso specifico il presunto errore di Irrati non sembrava tale a considerarsi come chiaro ed evidente da legittimare l’utilizzo del Var, soprattutto in presenza di un contatto tra i giocatori, come avvenuto in Fiorentina – Atalanta.

E’ lecito, pertanto, chiedersi se queste proteste non tanto velate dei dirigenti abbiano portato ad un condizionamento sull’interpretazione del protocollo Var che in circostanze simili è stato applicato in maniera opposta. Ma forse l’interrogativo più grande è capire quale sarà da oggi in poi il giusto metro di applicazione della moviola in campo, al netto però delle proteste più o meno fondate.

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