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Perizia Astori: probabilmente ucciso da un male fantasma. E come lui…

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Una patologia del cuore, difficile da diagnosticare, sarebbe la causa di morte più diffusa tra gli sportivi. Una disfunzione fatale che, oltre il capitano della Fiorentina, Davide Astori, l’anno scorso aveva colpito anche il nuotatore Dall’Aglio e, in precedenza, i calciatori Morosini e Puerta e il giocatore di hockey Robinson. È la sintesi della perizia presentata dall’Università di Padova al procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo, che ha personalmente chiesto al massimo esperto mondiale di questo genere di patologia cardiaca, il Professor Domenico Corrado, di rispondere ad un quesito fondamentale: Astori poteva essere salvato?

Ne parla, approfonditamente, un articolo pubblicato nella giornata di ieri su Corriere.it, a firma di Andrea Pasqualetto, nel quasi si evince che, secondo quanto riportato nell’ultima consulenza sulla morte improvvisa del difensore viola, questa particolare patologia si nasconderebbe “come un fantasma, silenziosa ed invisibile” e risulterebbe, quindi, davvero molto difficile da diagnosticare.

Non c’è alcun dubbio sulla causa di morte, cioè sulla fibrillazione ventricolare da cardiomiopatia aritmogena, che causa l’accelerazione dei battiti fino all’arresto cardiaco. Una patologia che nei soggetti a rischio potrebbe essere addirittura causata anche da un brutto sogno. Come detto, la domanda che gli inquirenti si stanno ponendo, però, è quella sull’eventuale possibilità di potersene accorgere, ed eventualmente intervenire, prima che questa fibrillazione agisca in maniera fatale.  

Sulla base di queste perizie ed indagini, si scopre inoltre che questo sarebbe stato anche il problema del nuotatore azzurro 24enne, Mattia Dall’Aglio, venuto a mancare nell’agosto del 2017, mentre si allenava a Modena, in una stanza adibita a palestra. Il PM di Modena, Katia Marino, ha infatti recentemente dichiarato: “Oggi siamo certi: il decesso trova origine nella cardiomiopatia aritmogena. Abbiamo così chiesto una consulenza per capire se era diagnosticabile e se ci sono responsabilità legate alle certificazioni d’idoneità.” I medesimi dubbi, quindi, che si stanno ponendo gli inquirenti che stanno indagando sul decesso di Davide Astori.

In tal senso, l’Università di Padova, leader mondiale nella ricerca di questa specifica patologia, ha analizzato circa ottocento casi di morte improvvisa di giovani al di sotto dei 35 anni. L’anatomopatologa Cristina Basso del Dipartimento di scienze cardiologiche, toraciche e vascolari, ha tenuto a precisare che “un centinaio di questi sono atleti”.  E per questi casi specifici, la causa più frequente è proprio la già più volte citata cardiomiopatia aritmogena: una malattia ereditaria che uccide circa un atleta su quattro di quelli scomparsi prematuramente. Nei giovani affetti da questa patologia, infatti, l’attività sportiva moltiplicherebbe per cinque il rischio di decesso.

Ma su questo male silenzioso ed invisibile, non è stato ancora scoperto tutto, purtroppo.

E per quanto riguarda l’ultima perizia su Davide Astori, il professor Corrado specifica chiaramente: “Non posso dire nulla”. Anche se, sempre secondo il giornalista del Corriere, alcune indiscrezioni in merito starebbero comunque filtrando, e la consulenza sarebbe giunta alla conclusione che, dai referti degli screening sul calciatore (effettuati una volta all’anno, con l’ultimo eseguito poco prima del decesso), non sarebbero emerse anomalie evidenti del cuore. Escludendo quindi la possibilità di poter prevedere la patologia. Secondo i dati statistici riportati nel medesimo articolo, infatti, nel 20% dei casi, tale disfunzione, a prima vista, non lascerebbe tracce chiare.

Ed il caso di Davide Astori potrebbe rientrare in questa percentuale.

Pur pendendo dalla parte dell’innocenza di chi aveva il controllo sanitario sul capitano viola, la perizia, però, non consegna ai magistrati delle certezze circa le responsabilità. L’indagine rimane quindi aperta. Con il punto fermo della malattia, che contrae un giovane su 5.000 sotto i 35 anni di età e che lega a un unico filo le tragedie di Astori, di Dall’Aglio e di chi li ha preceduti.

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