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ESCLUSIVA, Attilio Lombardo: “Parma-Lazio rievoca ricordi meravigliosi. Inzaghi è un grande allenatore. Mancini con Immobile ha preso una decisione difficile, ma i fatti gli hanno dato ragione. Il futuro? Per me è arrivato il momento di camminare da solo”

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E’ stato uno degli eroi della Lazio dello scudetto del 2000. Quella Lazio, guidata da Sven Goran Eriksson, annoverava tra le sue fila anche lui, Attilio Lombardo, rientrato in Italia dopo la parentesi in Inghilterra, al Crystal Palace, nel gennaio del 1999. Arrivò a Roma il 21 di quel mese, quattro giorni dopo l’importante vittoria della squadra biancoceleste proprio in quel di Parma, ottenuta grazie anche al fantastico gol di tacco di Roberto Mancini su assist di Sinisa Mihajlovic.
E proprio dalle sfide tra gli emiliani e i biancocelesti inizia la mia piacevole chiacchierata con l’ex centrocampista della Sampdoria e della Juventus, oltre che, ovviamente, della Lazio.

Domenica si gioca Parma-Lazio. Che ricordi hai di questa sfida?
“Parma-Lazio è una sfida che evoca ricordi bellissimi, momenti esaltanti. A quel tempo erano due squadre molto forti, con grandi interpreti in mezzo al campo e grandi ambizioni. E quella partita, giocata a Parma, dove vincemmo grazie allo strepitoso gol di Almeyda, forse uno dei gol più belli mai visti, fu uno dei tasselli che ci permise poi di vincere il campionato quella stagione. Non posso che avere ricordi meravigliosi.”

E per quanto riguarda, invece, la partita di domenica, cosa ne pensi?
Ora le due squadre vivono una situazione ben diversa. Il Parma ha dimostrato, certamente, di essere una squadra brillante, ottenendo, da neopromossa, dei risultati davvero molto interessanti. La Lazio invece è in ripresa, dopo alcune prestazioni altalenanti. Mi auguro di cuore che quella con il Parma possa essere, per la Lazio, una partita di svolta, con una prestazione importante che metta in luce i valori reali di questa squadra. Tutti ricordiamo la splendida stagione appena conclusa, ma, ovviamente, non si può vivere di soli ricordi. Occorrono i risultati.”

Come reputi il lavoro di Simone Inzaghi, tuo compagno di squadra in quella Lazio stellare, come allenatore della formazione biancoceleste?
“Simone ha dimostrato fin da subito, fin da quando è stato chiamato alla guida della prima squadra, di essere un grande allenatore, preparato e con grande equilibrio. Ha affrontato anche diverse difficoltà con grande determinazione e ora, come detto, la sua Lazio è in netta ripresa. C’è grande entusiasmo e compattezza intorno a questa squadra, e sono certo che la Lazio tornerà ai livelli espressi nella scorsa stagione, visto che comunque la squadra titolare è rimasta praticamente la stessa dell’anno passato, alla quale, però, sono stati anche aggiunti degli innesti di qualità che l’hanno ulteriormente migliorata.”

La partita Parma-Lazio viene soprattutto ricordata per il gol di Mancini su assist di Mihajlovic, due personaggi ai quali, tra l’altro, sei particolarmente legato anche dal punto di vista professionale, visto che li hai seguiti, come vice, per alcune loro esperienze da allenatori. L’ultima, ad esempio, è stata proprio con Sinisa, al Torino. Quali sono le tue prospettive e le tue ambizioni per il futuro?
“Quella partita a Parma non l’ho vissuta in prima persona davvero per poco, perché arrivai alla Lazio alcuni giorni dopo. Per quanto riguarda il mio futuro, ho intenzione di cominciare a camminare da solo. Nel senso che voglio iniziare un’esperienza da allenatore per conto mio, e non più come vice. Anche perché sono stato con tre allenatori diversi, e in tutte e tre le occasioni siamo stati silurati. Evidentemente è anche ora di cominciare a percorrere questa strada da solo. Non mi interessa la categoria, non mi interessa il luogo o la squadra. Ho solo voglia di iniziare.”

Per quanto riguarda Roberto Mancini, invece, nei giorni scorsi ci sono state anche alcune polemiche rispetto al mancato impiego di Ciro Immobile in nazionale. Come giudichi questa scelta?
“Roberto ha un ruolo senz’altro molto difficile. I fatti gli hanno dato ragione, ma siamo comunque in un contesto dove ogni situazione e ogni decisione rischia di essere criticata. Lasciar fuori un giocatore come Immobile è difficile, così come è difficile decidere di non convocare Belotti, ad esempio. Roberto però è cresciuto molto e ora cerca di sviluppare un gioco dove la palla non viaggia mai più in alto delle ginocchia. Un calcio dove non è necessario, per forza, dover giocare con un centravanti di ruolo, cosa che tra l’altro accade già in diverse realtà. Questo non vuol dire che Immobile non troverà mai spazio in questa nazionale: Roberto non è di certo uno sciocco e non farebbe mai una scelta del genere. Ma sta comunque impostando altri metodi di gioco rispetto al passato, e i risultati, alla fine, lo stanno ripagando.”

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